Ultimamente mi rendo conto di scrivere o leggere spesso di sogni. Basta una frase, una citazione di un film, una lezione di Estetica e... non mi trovo a sognare, ma a pensare di sognare.
Perchè io, quando guardo fuori e vedo la notte, che poi notte ancora non è, quando vedo qualcosa che avrei voluto fare io, che poi non ho mai fatto, quando bevo il caffè e non mi piace com'è venuto ma faccio finta che sia il migliore mai assaggiato, quando mi sveglio e ho una canzone di merda in testa e me la porto dietro per tutta la giornata, quando cade una foto e tu nemmeno ti accorgi che l'avevi appesa e che però poi non ti manca- perchè è vero che delle volte le cose che ti mancano sono quelle che non hai mai avuto o vissuto, non quelle che hai avuto anche solo per un po', perchè è una cosa strana, è uno strano desiderio, una strana nostalgia, una strana sensazione- perchè quando riesci a non pensare, a stare zitto, a non sentire quella vocina nel cervello che serve giusto per farci compagnia, per far finta di parlare con qualcuno quando siamo soli in un letto, quando non dormi e non vuoi alzarti perchè niente diventa importante, offendendo la vita, offendendo un dono -perchè è proprio per questo che l'oggi, l'adesso, è un dono. non si chiamerebbe presente, altrimenti- offendendo il sole, offendendo il tempo e il mondo che non restano pazienti ad aspettare te, perchè non sei nessuno, perchè è più facile essere nessuno che non esser qualcuno, è più facile sentirsi morire dentro che non vivere, è più facile piangere che non ridere quando piove e c'è il sole, è più facile restare a letto che non alzarsi e guardarsi allo specchio. Perchè quando guardi fuori e non sai se resterai in questa città. Quando trovi un posto, che diventa il tuo di posto e non vuoi andare via, e già pensi a come e quando arredare una casa tua, che puoi dire che è tua veramente -perchè quanto sarà bello poter dire "è mia". è mia questa casa, è mio questo amore, è mio questo affetto, è mia questa creazione, è mia questa idea-quando ti guardi intorno e ti dici che è questo quello che vuoi fare. Che sai chi vuoi diventare.
Io è in quei momenti lì che sogno, che sono, che vivo.
24 novembre 2009
13 novembre 2009
Pomeriggio di nebbia
Come quando disegni qualcosa, uno scarabocchio, un segno di grafite su un foglio, su un tavolo, su una qualunque superficie e non sai perchè, non sai cosa voleva essere.
Come quando apri una busta di patatine o cioccolatini, che non sai perchè stai mangiando ma hai forse fame, forse noia, forse compagnia.
Come quando fumi e hai appena spento l'ultima sigaretta. Forse per avere le mani impegnati, forse per fingere che la pausa duri di più.
Come quando piove e c'è il sole.
Ci sono alcune cose che non sai come mai le fai. Ma, ed è assurdamente bello, le fai. Non trovi il senso in tante cose. Ma forse, se le fai, in quel momento un motivo ce l'hanno, seppur tutto loro.
Ho sfogliato di nuovo un libro che mi piace, di Baricco.
Lui sì, che ha un senso. Lui sì che DEVE stare sulla mia scrivania. Mi ero dimenticata di quanto mi avesse fatto sorridere questo pezzo. E anche riflettere.
"Quello che hanno scoperto con scientifica sicurezza a forza di studiare i fiumi, tutti i fiumi, hanno scoperto che non sono matti, è la loro natura di fiumi che li obbliga a quel girovagare continuo, e perfino esatto, tanto che tutti, dico tutti, alla fine navigano una strada tre volte più lunga del necessario, anzi, per essere esatti, tre volte virgola quattordici, giuro, il famoso pi greco, non ci volevo credere in effetti, ma pare che sia proprio così, devi prendere la loro distanza dal mare, moltiplicarla per pi greco e hai la lunghezza della strada che effettivamente fanno, il che, ho pensato, è una gran figata, perchè, ho pensato, c'è una regola per loro vuoi che non ci sia per noi, voglio dire il meno che ti puoi aspettare, è che anche per noi sia più o meno lo stesso, e che tutto questo sbandare da una parte e dall'altra, come se fossimo matti, o peggio smarriti, in realtà è il nostro modo di andare dritti, modo scientificamente esatto, e per così dire già preordinato, benchè indubbiamente simile a una sequenza disordinata di errori, o ripensamenti, ma solo in apparenza, perchè in realtà è solo semplicemente il nostro modo di andare dove dobbiamo andare, il modo che è specificatamente nostro, la nostra natura per così dire, cosa volevo dire?, quella storia dei fiumi sì, è una storia che se ci pensi è rassicurante, io la trovo molto rassicurante, che ci sia una regola oggettiva dietro a tutte lenostre stupidate, è una cosa rassicurante, tanto che o deciso di crederci, e allora, ecco, quel che volevo dire è che mi fa male vederti navigare curve da schifo come quella di Couverney, ma dovessi anche andare ogni volta a guardare un fiume, ogni volta, per ricordarmelo, io sempre penserò che è giusto così, e che fai bene ad andare, per quanto solo a dirlo,mi venga da spaccarti la testa, ma voglio che tu vada, e sono felice che tu vada, sei un fiume forte, non ti perderai."
Come quando apri una busta di patatine o cioccolatini, che non sai perchè stai mangiando ma hai forse fame, forse noia, forse compagnia.
Come quando fumi e hai appena spento l'ultima sigaretta. Forse per avere le mani impegnati, forse per fingere che la pausa duri di più.
Come quando piove e c'è il sole.
Ci sono alcune cose che non sai come mai le fai. Ma, ed è assurdamente bello, le fai. Non trovi il senso in tante cose. Ma forse, se le fai, in quel momento un motivo ce l'hanno, seppur tutto loro.
Ho sfogliato di nuovo un libro che mi piace, di Baricco.
Lui sì, che ha un senso. Lui sì che DEVE stare sulla mia scrivania. Mi ero dimenticata di quanto mi avesse fatto sorridere questo pezzo. E anche riflettere.
"Quello che hanno scoperto con scientifica sicurezza a forza di studiare i fiumi, tutti i fiumi, hanno scoperto che non sono matti, è la loro natura di fiumi che li obbliga a quel girovagare continuo, e perfino esatto, tanto che tutti, dico tutti, alla fine navigano una strada tre volte più lunga del necessario, anzi, per essere esatti, tre volte virgola quattordici, giuro, il famoso pi greco, non ci volevo credere in effetti, ma pare che sia proprio così, devi prendere la loro distanza dal mare, moltiplicarla per pi greco e hai la lunghezza della strada che effettivamente fanno, il che, ho pensato, è una gran figata, perchè, ho pensato, c'è una regola per loro vuoi che non ci sia per noi, voglio dire il meno che ti puoi aspettare, è che anche per noi sia più o meno lo stesso, e che tutto questo sbandare da una parte e dall'altra, come se fossimo matti, o peggio smarriti, in realtà è il nostro modo di andare dritti, modo scientificamente esatto, e per così dire già preordinato, benchè indubbiamente simile a una sequenza disordinata di errori, o ripensamenti, ma solo in apparenza, perchè in realtà è solo semplicemente il nostro modo di andare dove dobbiamo andare, il modo che è specificatamente nostro, la nostra natura per così dire, cosa volevo dire?, quella storia dei fiumi sì, è una storia che se ci pensi è rassicurante, io la trovo molto rassicurante, che ci sia una regola oggettiva dietro a tutte lenostre stupidate, è una cosa rassicurante, tanto che o deciso di crederci, e allora, ecco, quel che volevo dire è che mi fa male vederti navigare curve da schifo come quella di Couverney, ma dovessi anche andare ogni volta a guardare un fiume, ogni volta, per ricordarmelo, io sempre penserò che è giusto così, e che fai bene ad andare, per quanto solo a dirlo,mi venga da spaccarti la testa, ma voglio che tu vada, e sono felice che tu vada, sei un fiume forte, non ti perderai."
07 novembre 2009
E sorridere.
Notwist- Consequence
Pioggia.
Sigaretta.
Fame.
Stomaco chiuso.
Inverno.
Ricordi.
Cellulare spento...
02 novembre 2009
In un giorno di pioggia.
"..E un bicchiere elevato al cielo d'Irlanda e alle nuvole gonfie.
Un brindisi anche agli gnomi e alle fate."
In alto i bicchieri e in basso i pensieri.
Prosit.
Alle giornate di pioggia che bagnano la nostalgia per qualcosa che c'è stato e per quella nostalgia strana e buffa per qualcosa che ancora deve esserci.
Alle giornate in cui sembra tutto difficile da raggiungere.
Alle amicizie che pensavi fossero più di qualche pranzo e un regalo di Natale e invece, sono state come un antipasto fugace che mangi affamato prima di cena: indispensabili al momento ma poi tristemente miseri.
Alle amicizie, di quelle che se ti serve una mano sono già sotto il tuo portone. Di quelle che sono poche, poche come le sigarette alla fine di una giornata nervosa. Ma che fumi fino all'ultima con gusto.
Ai viaggi senza biglietto, a quelli senza bussola, a quelli senza speranza, a quelli senza meta.
Alle lacrime, di quelle che scivolano via e ti batte più forte il cuore, di quelle che bagnano il cuscino, di quelle che vorresti uscire per confonderle con la pioggia. Quelle di gioia, quelle di tristezza. Quelle senza motivo, come un bicchiere colmo d'acqua.
Ai libri, che quelli più belli li hai letti in un giorno in cui non sapevi che fare, magari in una libreria antica con vecchi manoscritti che costavano 200Lire. Ai libri, che i più belli li hai letti al posto del libro di Fisica o quella notte che ti sentivi solo. Ai libri che ti hanno lasciato dentro una frase, o un pensiero che hai condiviso e che magari è anche diventato il mantra della tua semplice esistenza.
Alla luna, come non brindare a lei, che è sempre pronta a riflettersi negli occhi malinconici di un'insonne che non ha voglia di pensare, almeno una volta.
Alle notti, che tutto è più tuo, che tutto urla in un assordante silenzio, che giochi a nascondino con Morfeo e ti diverte nasconderti in quel mantello oscuro dei tuoi mali, delle tue disperazioni, delle tue felicità, dei tuoi sorrisi.
All'amore, di quello che fa male, di quello che ti riempie, che ti scioglie, che ti allontana, che ti unisce, che racconti, che inizia, che resta immobile, che cambia, che ti fa sorridere, che ti devasta, che ti fa impazzire, che aspetti, che superi, che fuggi. Quegli amori lì, magari sbagliati, magari giusti, quelli in cui credi e quelli a cui non fai più caso.
Alla persona a cui vuoi bene, perchè si sa, ognuno ne ha una a cui ne vuole tanto. Una che, non sai perchè, ma sai che è dentro di te. Una sorta di tatuaggio indelebile sulla superficie dell'anima.
Ai momenti in cui oltre un bicchiere di vino rosso e una sigaretta, cercando le stelle nascoste dalle nuvole, forse non vuoi null'altro.
Alla pioggia, e all'inevitabile velo di tristezza che porta un po' con sè.
Un brindisi anche agli gnomi e alle fate."
In alto i bicchieri e in basso i pensieri.
Prosit.
Alle giornate di pioggia che bagnano la nostalgia per qualcosa che c'è stato e per quella nostalgia strana e buffa per qualcosa che ancora deve esserci.
Alle giornate in cui sembra tutto difficile da raggiungere.
Alle amicizie che pensavi fossero più di qualche pranzo e un regalo di Natale e invece, sono state come un antipasto fugace che mangi affamato prima di cena: indispensabili al momento ma poi tristemente miseri.
Alle amicizie, di quelle che se ti serve una mano sono già sotto il tuo portone. Di quelle che sono poche, poche come le sigarette alla fine di una giornata nervosa. Ma che fumi fino all'ultima con gusto.
Ai viaggi senza biglietto, a quelli senza bussola, a quelli senza speranza, a quelli senza meta.
Alle lacrime, di quelle che scivolano via e ti batte più forte il cuore, di quelle che bagnano il cuscino, di quelle che vorresti uscire per confonderle con la pioggia. Quelle di gioia, quelle di tristezza. Quelle senza motivo, come un bicchiere colmo d'acqua.
Ai libri, che quelli più belli li hai letti in un giorno in cui non sapevi che fare, magari in una libreria antica con vecchi manoscritti che costavano 200Lire. Ai libri, che i più belli li hai letti al posto del libro di Fisica o quella notte che ti sentivi solo. Ai libri che ti hanno lasciato dentro una frase, o un pensiero che hai condiviso e che magari è anche diventato il mantra della tua semplice esistenza.
Alla luna, come non brindare a lei, che è sempre pronta a riflettersi negli occhi malinconici di un'insonne che non ha voglia di pensare, almeno una volta.
Alle notti, che tutto è più tuo, che tutto urla in un assordante silenzio, che giochi a nascondino con Morfeo e ti diverte nasconderti in quel mantello oscuro dei tuoi mali, delle tue disperazioni, delle tue felicità, dei tuoi sorrisi.
All'amore, di quello che fa male, di quello che ti riempie, che ti scioglie, che ti allontana, che ti unisce, che racconti, che inizia, che resta immobile, che cambia, che ti fa sorridere, che ti devasta, che ti fa impazzire, che aspetti, che superi, che fuggi. Quegli amori lì, magari sbagliati, magari giusti, quelli in cui credi e quelli a cui non fai più caso.
Alla persona a cui vuoi bene, perchè si sa, ognuno ne ha una a cui ne vuole tanto. Una che, non sai perchè, ma sai che è dentro di te. Una sorta di tatuaggio indelebile sulla superficie dell'anima.
Ai momenti in cui oltre un bicchiere di vino rosso e una sigaretta, cercando le stelle nascoste dalle nuvole, forse non vuoi null'altro.
Alla pioggia, e all'inevitabile velo di tristezza che porta un po' con sè.
16 ottobre 2009
"Non porto in nessun posto, io sono un posto".
"Sarebbe tutto più semplice se non ti avessero inculcato questa storia del finire da qualche parte,
se solo ti avessero insegnato, piuttosto, a essere felice restando immobile.
Tutte quelle storie sulla tua strada.
Trovare la tua strada.
Andare per la tua strada.
Magari invece siamo fatti per vivere in una piazza, o in un giardino pubblico,
fermi lì,
a far passare la vita,
magari siamo un crocicchio,
il mondo ha bisogno che stiamo fermi, sarebbe un disastro se solo ce ne andassimo, a un certo punto, per la nostra nostra,
quale strada?
Sono gli altri le strade, io sono una piazza, non porto in nessun posto,
io sono un posto."
A.Baricco
A me di tanto viene da pensarlo.
Viene da pensare che forse è bene non girarsi, che forse non servono a nulla tante cose che in un momento preciso sembrano le migliori da fare.
Viene da pensare che incontro certe persone e guardandole penso che "sono loro il luogo in cui vorrei fermarmi". Anche se poi mi sbaglio. Anche se poi non mi vogliono e mi allontanano da loro stessi. Senza un motivo preciso. Perchè distanziandosi, forse, si pensa che si riesce a controllare, a dimenticare. Chissà se poi è davvero così. Chissà se sono solo quelle cose che ci s'inventa per mentirsi, dicendosi "Va bene così". Una sorta di effetto placebo dell'anima.
Che cose buffe, la vita e tutto ciò che essa racchiude nel suo cerchio.
Ma quando io non mi chiedo che significato abbia la vita, ma io, solo il mio significato, la risposta perchè non la so lo stesso?
I viaggi mi fanno sempre un certo effetto, all'arrivo. Sarà la scorpacciata di passeggeri e paesaggi, sarà che sono sempre pronta per l'ennesimo ritorno, ovunque sia, sarà che è inverno e ho il raffreddore, sarà che non voglio vedere certe persone e ascoltarne altre, sarà che a volte ho bisogno di chiedermi tante e troppe cose..
Oggi è un po' così.
11 settembre 2009
L'impazienza del ritardatario
A volte ho voglia di sapere oggi quello che sarà del domani. Non importa che sia il mio, va bene un domani di chiunque. Perchè, da buona ritardataria, detesto aspettare.
Vorrei essere un indovino, ma non quello del calendario -Frate Indovino, si chiama così, no?- Uno serio. E non di quelli che se bussano alla porta chiedono:"Chi è?".
Vorrei a volte sapere prima del tempo quello che mi capiterà, togliendo magia e voglia di vivere sicuramente, ma sapendo in anteprima tutto, le cose belle e le cose brutte.
Mi ritrovo che sono con l'acqua alla gola per un esame, tanto per cambiare, e vorrei sapere se queste nottate servono a qualcosa. Perchè se dovessi essere bocciata, io ora me ne andrei a dormire.
A volte ho come l'impressione che siamo tutti su una spiaggia a costruire castelli, a far buche per cercare l'acqua, a imprimere con più o meno forza le orme del nostro passaggio. Poi arriva un'onda e tutto potrebbe sembrare uguale, invece ogni cosa è cambiata (citazione libera di Baricco).
Una parola, un discorso, una dispensa da studiare, un sì e un no che ti cambierebbe la vita.
So esattamente quello che voglio fare e a volte mi chiedo se volere corrisponde a un potere.
Ed è strano il dover avere le idee chiare quando qualche anno fa sembrava tutto così lontano. Quel permettersi di non pensarci, in un tempo in cui si godono i diritti e si è ancora troppo piccoli per i doveri. Poi, inesorabilmente, ti trovi solo. Che capisci valori di quelle cose con cui avrai sempre a che fare. Che siano soldi, amicizie, amori, passioni.
Io qui a Firenze, di notte, spesso mi sento coraggiosa.
Ho abbandonato una dolce gabbia dorata che mi faceva sentire amata da tutti per prendere in mano la mia vita, perdendomi in vizi, peccati, rimorsi, malinconie, lacrime. Ubriacandomi di una città che mi ha fatto sentire più piccola di quel che sono. Per decidere io di me. Per confrontarmi con il mondo e stando sola, con tanti progetti e qualche sogno.
...Questo esame mi sta deprimendo e facendomi uscire fuori dalle righe.
Spero ne valga la pena. Spero ne valga davvero la pena..
Vorrei essere un indovino, ma non quello del calendario -Frate Indovino, si chiama così, no?- Uno serio. E non di quelli che se bussano alla porta chiedono:"Chi è?".
Vorrei a volte sapere prima del tempo quello che mi capiterà, togliendo magia e voglia di vivere sicuramente, ma sapendo in anteprima tutto, le cose belle e le cose brutte.
Mi ritrovo che sono con l'acqua alla gola per un esame, tanto per cambiare, e vorrei sapere se queste nottate servono a qualcosa. Perchè se dovessi essere bocciata, io ora me ne andrei a dormire.
A volte ho come l'impressione che siamo tutti su una spiaggia a costruire castelli, a far buche per cercare l'acqua, a imprimere con più o meno forza le orme del nostro passaggio. Poi arriva un'onda e tutto potrebbe sembrare uguale, invece ogni cosa è cambiata (citazione libera di Baricco).
Una parola, un discorso, una dispensa da studiare, un sì e un no che ti cambierebbe la vita.
So esattamente quello che voglio fare e a volte mi chiedo se volere corrisponde a un potere.
Ed è strano il dover avere le idee chiare quando qualche anno fa sembrava tutto così lontano. Quel permettersi di non pensarci, in un tempo in cui si godono i diritti e si è ancora troppo piccoli per i doveri. Poi, inesorabilmente, ti trovi solo. Che capisci valori di quelle cose con cui avrai sempre a che fare. Che siano soldi, amicizie, amori, passioni.
Io qui a Firenze, di notte, spesso mi sento coraggiosa.
Ho abbandonato una dolce gabbia dorata che mi faceva sentire amata da tutti per prendere in mano la mia vita, perdendomi in vizi, peccati, rimorsi, malinconie, lacrime. Ubriacandomi di una città che mi ha fatto sentire più piccola di quel che sono. Per decidere io di me. Per confrontarmi con il mondo e stando sola, con tanti progetti e qualche sogno.
...Questo esame mi sta deprimendo e facendomi uscire fuori dalle righe.
Spero ne valga la pena. Spero ne valga davvero la pena..
01 settembre 2009
A me le Marlboro rosse fanno male.
Vai via per giorni, per mesi. Poi torni, ritorni. E in una piccola parte di te avverti come la sensazione che sia passata solo qualche ora dall'ultima volta che eri seduta su questa sedia, a questa scrivania, con questa luce.
Forse non sono mai andata via, nè da qui, nè da nessun'altra parte al mondo.
Il profumo del bagnoschiuma che uso qui contrasta con la canzone che ascoltavo sempre prima di uscire a bere Lambrusco in una parte disparata di un paese di provincia.
E' stato bello vedere che le mie cose, hanno il mio "ordine", ancora. Ma appena entrata mi sono girata attorno. Mi sono vista allo specchio. Ho guardato le foto appese, qualche disegno ben riuscito. I libri. Fuori dalla finestra.
E per una frazione di secondo era come se quella camera non fosse stata mai mia. E per un attimo ho dimenticato chi fossi realmente.
Poi ritornano quelle piccole abitudini.
Quei rituali banali che hai inventato per giustificare quella pausa troppo lunga. Quei rituali che fai solo qui. Quelle cose che fai ti fanno stare bene.
Quella sensazione di libertà. Quello "sticazzi" applicato in pieno.
E ora, che sono quasi 3 giorni che sono di nuovo qui, mi sembra di non essere andata mai via. Che sono sempre stata qui in fondo ma con i soliti, cari, vecchi pezzetti di cuore lasciati in un giardino, in un bicchiere di Lambrusco, nel sorriso dei genitori, negli spuntini di notte con un fratello, nel discorso di un amico, in una notte rosa e in una bianca che poi basta che ci siano le persone giuste che mi dimentico anche del Martini bianco, in una risata.
In una nostalgia.
Forse non sono mai andata via, nè da qui, nè da nessun'altra parte al mondo.
Il profumo del bagnoschiuma che uso qui contrasta con la canzone che ascoltavo sempre prima di uscire a bere Lambrusco in una parte disparata di un paese di provincia.
E' stato bello vedere che le mie cose, hanno il mio "ordine", ancora. Ma appena entrata mi sono girata attorno. Mi sono vista allo specchio. Ho guardato le foto appese, qualche disegno ben riuscito. I libri. Fuori dalla finestra.
E per una frazione di secondo era come se quella camera non fosse stata mai mia. E per un attimo ho dimenticato chi fossi realmente.
Poi ritornano quelle piccole abitudini.
Quei rituali banali che hai inventato per giustificare quella pausa troppo lunga. Quei rituali che fai solo qui. Quelle cose che fai ti fanno stare bene.
Quella sensazione di libertà. Quello "sticazzi" applicato in pieno.
E ora, che sono quasi 3 giorni che sono di nuovo qui, mi sembra di non essere andata mai via. Che sono sempre stata qui in fondo ma con i soliti, cari, vecchi pezzetti di cuore lasciati in un giardino, in un bicchiere di Lambrusco, nel sorriso dei genitori, negli spuntini di notte con un fratello, nel discorso di un amico, in una notte rosa e in una bianca che poi basta che ci siano le persone giuste che mi dimentico anche del Martini bianco, in una risata.
In una nostalgia.
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