Avevo sonno, giuro che erano le 00.00 e già mi stavo addormentando.
Però la natura ha fatto di tutto per farmi alzare. Anzi, in realtà ha fatto ben poco. Ha solo alzato la sua temperatura e fatto entrare una simpatica zanzara iperattiva. E un gatto in giardino che non la smette di far innervosire il bassotto del piano di sotto.
Non credo sia destino dormire la notte, ahimè.
Oggi sono stata negativamente colpita dal falso perbenismo della gente. Una foto o una storia può davvero far sgranare gli occhi? Tutti pronti ad alzare l'indice con il sopracciglio che corona uno sguardo di disappunto. E poi loro sono i primi ad avere determinate nomee non molto positive o i primi a regalare giochi da psicopatici, rinchiudendo ragazzini in una camera fatta di mostri e finti eroi, dove il più bravo è quello che riesce a uccidere più persone. Però, minchia, la parolaccia non si scrive, no. Non si dice al ragazzino che già a 14 anni si ubriaca vomitando l'anima e quant'altro. Però uno scatto non si pubblica su Fb.
In una società dove anche sulla descrizione di un deodorante ci sono evidenti richiami sessuali (e non sono proibiti ai minori di 16 anni), in una società in cui un programma in prima serata e che sia comico si sente almeno una parolaccia (e a quell'ora i ragazzini sono ancora svegli), in una società dove le cose oscene ne sono tante, comprese abitudini, usi e soprattutto costumi, si può mai avere il coraggio di dire "Non si fa"? Non è incoerente? Non è forse anche bigotto? Come chi dice che "Eh, ma io certe cose non le faccio. Sai sono della vecchia scuola. In più cattolico." Mi chiedo sempre se scopano solo per procreare e solo dopo il matrimonio.
Quante immagini contorte vediamo? Quanti messaggi subliminali facciamo passare a tutte le ore? E quante volte facciamo finta di niente, come fossero mendicanti vicino la Coop?
Io trovo tutto ciò ipocrita. Altamente ipocrita. E quasi sorrido. Perchè nessuno sa di chi è la colpa, nessuno se la vuole assumere. Perchè l'evoluzione, così come il regresso, siamo noi a provocarlo, noi tutti in un modo o nell'altro senza santi nè dei, ma abbiamo paura quando qualcuno ritrae uno spicchio di una realtà più forte, magari più duro, ma anche più vero. E mi sembra come il bambino che dice "Non sono stato io" nonostante abbia le mani piene di marmellata. Ad un bambino lo perdono. Ma agli uomini e alle giovani donne che credono che togliendo piccole cose (che gravi neanche sono) si sentono meglio, apposto con la propria coscienza provata e illusa, no, non comprendo. Rispetto totalmente ma non capisco.
Ci troviamo in un momento in cui chiudendo i locali alle 2non è detto che i giovani smettono di bere. Scrivendo "Il fumo uccide" non mi sembra che la gente abbia smesso di fumare. La cosa assurda è che prima compriamo il bicchiere colmandolo di latte, esagerando, facendolo sdrabordare, poi lo rovesciamo, gurdiamo come si rompe, inerti, e solo quando il latte inizia a macchiare il tappeto puliamo. Un tappeto che abbiamo cucito noi. Un finto persiano. Cosa voglio dire? Che siamo stati bravi tutti a crogiolarci in qualcosa che era nuovo, poi la cosa degenera, ci tocca un pò più da vicino e abbiamo paura di dire a noi stessi che abbiamo sbagliato. E chiudiamo gli occhi. Perchè una foto magari ritrae una parte di te che sai che c'è, te lo dicono e non ascolti, ma quando sei tu la prima a vedertici allora ti spaventi.
'gnamooo!
Oh, oggi sono nervosa perchè è il 25 del mese e perchè avevo sonno e le condizioni climatiche e la fauna della camera nonchè della casa non mi hanno permesso di dormire -e la cosa mi rattrista perchè sarebbe stato un grande passo per me, dormire e regolarizzarmi- .Ho ucciso la zanzara.
Ma ho anche mangiato il gelato quindi sono dolce, adesso.
24 luglio 2009
10 luglio 2009
voglio il dono dell'ubiquità.
Mi piacciono i temporali notturni.
Mi piace che è notte e ci sono i fulmini che dividono il cielo in tonalità di viola, un viola strano.
La temperatura si è abbassata e i tuoni si fanno sempre più vicini. Sembrano grida.
Il vento si alza e gli alberi si muovono in una sensuale danza spaventosa e dinamica. Una coreografia di fruscii e gocce grandi come noci.
Non voglio essere una sorta di bollettino metereologico, stanotte.
Ma questo tempo mi sa di Settembre, di Ottobre.
Mi sembra che devo rifare la mia valigia -che ormai non riesco mai a disfarla, neanche ora che so che ritorno tra almeno un mese.ho tolto qualche maglia, un paio di camicie, ma il resto è ancora tutto lì. credo voglia dire qualcosa, credo significhi molte cose- che magari questa è l'ultima settimana e mi devo ricordare di salutare i vecchi amici.
Mi sembra che devo fare l'ennesimo biglietto e guardare dal finestrino mio padre che aspetta il treno che parte.
Mi sembra che sono pronta per ritornare a, buffo dirlo, casa.
So che è questa la mia vera casa, so che qui sto bene, so che ogni volta sembra di intrufolarmi in un cassetto della memoria, tra ricordi e vecchi amici che continuano a cambiare come te e con te, anche se a km di distanza. So che qui avrò sempre un sorriso in più, la Coca Cola che mia madre non mi fa mancare mai, anche -e soprattutto- rimproveri. So che qui io sto bene e tutto sommato sono felice.
Ma so anche che mi manca molto della mia vita in una città fatta di piazze e accademia. E non solo per i miei ritmi che a Firenze sono del tutto sfalsati, compresa la mia dieta che si traduce in caffè, pranzo delle 17 e cena alle 23 e una buona notte quando fuori è già giorno. Ma per il resto.
Per la spesa che sennò chiude. Per le mie amiche che "andiamo a prendere qualcosa da bere". Per i Borgiamici e Kung Fu Gigio Tontolo che parla sempre. Per i pranzi aglio olio e peperoncino che mi scoccia uscire. Per una sigaretta quando avevi deciso di smettere di fumare. Per la malinconia, anche. Per la nostalgia che mi viene guardando i miei su skype. Per il dispiacere di quando mi sento dire da Desy o da mia madre o da mio padre "mi manchi" "speriamo di vederti presto" "ti voglio bene".
E ora piove. Tanto. Un cielo di Niagara.
E ora non vorrei essere qui.
Voglio il dono dell'ubiquità. Anche perchè così, nel 2012, una metà di me sarà qui, l'altra a Firenze.
Mi piace che è notte e ci sono i fulmini che dividono il cielo in tonalità di viola, un viola strano.
La temperatura si è abbassata e i tuoni si fanno sempre più vicini. Sembrano grida.
Il vento si alza e gli alberi si muovono in una sensuale danza spaventosa e dinamica. Una coreografia di fruscii e gocce grandi come noci.
Non voglio essere una sorta di bollettino metereologico, stanotte.
Ma questo tempo mi sa di Settembre, di Ottobre.
Mi sembra che devo rifare la mia valigia -che ormai non riesco mai a disfarla, neanche ora che so che ritorno tra almeno un mese.ho tolto qualche maglia, un paio di camicie, ma il resto è ancora tutto lì. credo voglia dire qualcosa, credo significhi molte cose- che magari questa è l'ultima settimana e mi devo ricordare di salutare i vecchi amici.
Mi sembra che devo fare l'ennesimo biglietto e guardare dal finestrino mio padre che aspetta il treno che parte.
Mi sembra che sono pronta per ritornare a, buffo dirlo, casa.
So che è questa la mia vera casa, so che qui sto bene, so che ogni volta sembra di intrufolarmi in un cassetto della memoria, tra ricordi e vecchi amici che continuano a cambiare come te e con te, anche se a km di distanza. So che qui avrò sempre un sorriso in più, la Coca Cola che mia madre non mi fa mancare mai, anche -e soprattutto- rimproveri. So che qui io sto bene e tutto sommato sono felice.
Ma so anche che mi manca molto della mia vita in una città fatta di piazze e accademia. E non solo per i miei ritmi che a Firenze sono del tutto sfalsati, compresa la mia dieta che si traduce in caffè, pranzo delle 17 e cena alle 23 e una buona notte quando fuori è già giorno. Ma per il resto.
Per la spesa che sennò chiude. Per le mie amiche che "andiamo a prendere qualcosa da bere". Per i Borgiamici e Kung Fu Gigio Tontolo che parla sempre. Per i pranzi aglio olio e peperoncino che mi scoccia uscire. Per una sigaretta quando avevi deciso di smettere di fumare. Per la malinconia, anche. Per la nostalgia che mi viene guardando i miei su skype. Per il dispiacere di quando mi sento dire da Desy o da mia madre o da mio padre "mi manchi" "speriamo di vederti presto" "ti voglio bene".
E ora piove. Tanto. Un cielo di Niagara.
E ora non vorrei essere qui.
Voglio il dono dell'ubiquità. Anche perchè così, nel 2012, una metà di me sarà qui, l'altra a Firenze.
5 luglio 2009
E' che quando si ritorna anche in quella che è casa tua, c'è sempre un pò di tristezza.
Perchè è ogni volta un pò come essere ospiti. Essere ospiti in casa propria è una situazione paradossale.
E' un ritorno in un mondo che senti sempre più lontano. Un mondo che sa sempre meno di te. Un mondo da cui hai scelto di scendere. Un mondo che non è tuo, non del tutto.
E' un mondo che hai già trovato pronto e dopo che ne hai costruito uno tuo, altrove, a tuo piacimento e più adatto al tuo ego che a volte cresce, altre volte scompare, avverti mille differenze. Differenze che sembreranno invalicabili. O magari no. Ma saranno comunque differenze.
Per questo non sai come andrà.
Non sai mai come troverai ciò che hai lasciato. Poi magari ti accorgi che non hai lasciato proprio niente e trovi il vuoto. O ti rendi conto di aver lasciato tutto e ti chiedi come ne hai fatto a meno e perchè stavi bene ugualmente.
Trovi un posto che non riconosci. Un posto che non è tuo, non più. Un posto dove manca ciò che in un modo o nell'altro hai, tra una lacrima e un sorriso, più o meno bene, più o meno fragilmente, messo su. Mattoncino dopo mattoncino.
Un posto in cui a volte vuoi tornare ma da cui spesso scappi.
Un mese, forse due, non sono tanti. Ma saranno lunghi. Per me, che lascio sempre brandelli ovunque. Che lascio o troppo o troppo poco. Io. Io che odio anche solo la parola lasciare, separare, perdere.
Ecco.
Io detesto tutto ciò.
Ho una strana sensazione addosso, che non mi piace.
Perchè è ogni volta un pò come essere ospiti. Essere ospiti in casa propria è una situazione paradossale.
E' un ritorno in un mondo che senti sempre più lontano. Un mondo che sa sempre meno di te. Un mondo da cui hai scelto di scendere. Un mondo che non è tuo, non del tutto.
E' un mondo che hai già trovato pronto e dopo che ne hai costruito uno tuo, altrove, a tuo piacimento e più adatto al tuo ego che a volte cresce, altre volte scompare, avverti mille differenze. Differenze che sembreranno invalicabili. O magari no. Ma saranno comunque differenze.
Per questo non sai come andrà.
Non sai mai come troverai ciò che hai lasciato. Poi magari ti accorgi che non hai lasciato proprio niente e trovi il vuoto. O ti rendi conto di aver lasciato tutto e ti chiedi come ne hai fatto a meno e perchè stavi bene ugualmente.
Trovi un posto che non riconosci. Un posto che non è tuo, non più. Un posto dove manca ciò che in un modo o nell'altro hai, tra una lacrima e un sorriso, più o meno bene, più o meno fragilmente, messo su. Mattoncino dopo mattoncino.
Un posto in cui a volte vuoi tornare ma da cui spesso scappi.
Un mese, forse due, non sono tanti. Ma saranno lunghi. Per me, che lascio sempre brandelli ovunque. Che lascio o troppo o troppo poco. Io. Io che odio anche solo la parola lasciare, separare, perdere.
Ecco.
Io detesto tutto ciò.
Ho una strana sensazione addosso, che non mi piace.
16 giugno 2009
Oggi sono felice perchè esiste la Felicità.
Ma qualcuno ha mai fatto caso che quando succede qualcosa che rende veramente felici -ma di quella felicità che senti il cuore che pare balli una samba, quella felicità che il sorriso occupa i 3/4 del viso, quella felicità che è come quando è mattina e apri la finestra e fuori c'è il sole e l'aria è delicatamente fresca- apriamo un pò di più gli occhi?
Provateci.
Pensate a una sorpresa. A un regalo. Pensate a un dono improvviso. A un desiderio avverato quando non te l'aspettavi. A un fiore che cresce. A un piatto di cannelloni. A qualunque cosa insomma, meglio se inattesa, che vi rende felici, anzi, Felici.
Fateci caso.
Il respiro si ferma un istante. E gli occhi si aprono un pò di più.
Io credo che il motivo è chiaro e semplice. Ci ho pensato poco fa.
E' come se volessimo far entrare il più profondamente possibile questa sensazione. Per sentirla dentro, farla attaccare all'ego più intimo, così da sapere che c'è stata, anche quando sparirà. Perchè più la riponiamo bene, più la nascondiamo nel cantuccio dell'anima, più sarà preziosa. Come quando respiriamo.
Più il respiro è profondo, più ci accorgiamo che siamo alla perenne ricerca dell'aria giusta e magari l'abbiamo trovata ed è già attaccata dentro, un pò ai polmoni, un pò nel sangue.
E secondo me, la Felicità è una delle cose più belle e importanti.
Più della luna.
E vorrei tanto che ognuno, oggi o domani o sempre o per sempre, ci faccia caso, che ci provaste. Che provaste a esser Felici dentro, basta anche solo un pò.
E noterete che aprite un pò di più gli occhi.
Ok, smetto di passare le notti in bianco.
Provateci.
Pensate a una sorpresa. A un regalo. Pensate a un dono improvviso. A un desiderio avverato quando non te l'aspettavi. A un fiore che cresce. A un piatto di cannelloni. A qualunque cosa insomma, meglio se inattesa, che vi rende felici, anzi, Felici.
Fateci caso.
Il respiro si ferma un istante. E gli occhi si aprono un pò di più.
Io credo che il motivo è chiaro e semplice. Ci ho pensato poco fa.
E' come se volessimo far entrare il più profondamente possibile questa sensazione. Per sentirla dentro, farla attaccare all'ego più intimo, così da sapere che c'è stata, anche quando sparirà. Perchè più la riponiamo bene, più la nascondiamo nel cantuccio dell'anima, più sarà preziosa. Come quando respiriamo.
Più il respiro è profondo, più ci accorgiamo che siamo alla perenne ricerca dell'aria giusta e magari l'abbiamo trovata ed è già attaccata dentro, un pò ai polmoni, un pò nel sangue.
E secondo me, la Felicità è una delle cose più belle e importanti.
Più della luna.
E vorrei tanto che ognuno, oggi o domani o sempre o per sempre, ci faccia caso, che ci provaste. Che provaste a esser Felici dentro, basta anche solo un pò.
E noterete che aprite un pò di più gli occhi.
Ok, smetto di passare le notti in bianco.
In un momento di...
pensieri confusi da pre-esame e notte insonne
10 giugno 2009
Trouble
Per coloro che si fanno tante domande senza trovare una risposta.
Per coloro che escono quando fuori c'è il sole e si sentono soli anche in mezzo la gente.
Per coloro che guardano la luna e cercano le stelle.
Per coloro che sono incazzati.
Per coloro che vengono giudicati per quello che non sono.
Per coloro che dovrebbero studiare e si ritrovano a parlare dei propri sogni fumando una sigaretta tra zanzare e Bacardi.
Per coloro che è vero che a volte gli amori fanno dei giri immensi e poi ritornano.
Per coloro che devono restituire cd e lettere di un amore ormai finito da tanto tempo.
Per coloro che hanno tutte le risposte ma non sanno la domanda giusta, perchè a volte, non è la soluzione che spaventa, ma il problema.
Per coloro che stanno nel letto con chi amano.
Per coloro che stanno nel letto con chi non amano.
Per coloro che amano.
Per coloro che piangono in silenzio.
Per coloro che scappano da se stessi e prendono aerei senza biglietto.
Per coloro che ridono senza un perchè.
Per coloro che hanno urlato la propria dignità.
Per coloro che l'hanno persa.
Per coloro che la perdono ogni notte.
Per coloro che hanno un figlio e non arrivano alla fine del mese.
Per coloro che hanno tutto e sono tristi.
Per coloro che annegano nell'ennesimo bicchiere di whiskey alla chiusura del bar dietro casa.
Per coloro che annegano nelle lacrime di un amante.
Per coloro che annaffiano amorevolmente una pianta, una qualsiasi.
Per coloro che si odiano.
Per coloro che perdonano.
Per coloro che non si perdonano.
Per coloro che non sanno cosa dire.
Per coloro che parlano troppo.
Per coloro che si perdono.
Per coloro che amano il mare di notte.
Per coloro che Ti-Proteggo-io.
Per coloro che hanno la corazza ma non si vede.
Per coloro che sono assonnati, che dormono, che non dormono mai, che la giornata inizia il pomeriggio, che ridono per un pigiama o per una buffa parola dialettale, che piangono per la fine di un film o per una canzone, che sognano sempre, che si alzano presto, che sanno sempre esattamente cosa fare, che non sanno mai come comportarsi, che arrosiscono a un complimento, che mangiano la pizza con le mani e sputano i noccioli delle olive abilmente, che si leccano le dita, che cucinano, che mettono troppo peperoncino, che sbagliano, che si ubriacano, che digiunano senza religioni.
A questa gente, io ora, dedicherei una canzone.
Trouble, dei Coldplay.
Per coloro che escono quando fuori c'è il sole e si sentono soli anche in mezzo la gente.
Per coloro che guardano la luna e cercano le stelle.
Per coloro che sono incazzati.
Per coloro che vengono giudicati per quello che non sono.
Per coloro che dovrebbero studiare e si ritrovano a parlare dei propri sogni fumando una sigaretta tra zanzare e Bacardi.
Per coloro che è vero che a volte gli amori fanno dei giri immensi e poi ritornano.
Per coloro che devono restituire cd e lettere di un amore ormai finito da tanto tempo.
Per coloro che hanno tutte le risposte ma non sanno la domanda giusta, perchè a volte, non è la soluzione che spaventa, ma il problema.
Per coloro che stanno nel letto con chi amano.
Per coloro che stanno nel letto con chi non amano.
Per coloro che amano.
Per coloro che piangono in silenzio.
Per coloro che scappano da se stessi e prendono aerei senza biglietto.
Per coloro che ridono senza un perchè.
Per coloro che hanno urlato la propria dignità.
Per coloro che l'hanno persa.
Per coloro che la perdono ogni notte.
Per coloro che hanno un figlio e non arrivano alla fine del mese.
Per coloro che hanno tutto e sono tristi.
Per coloro che annegano nell'ennesimo bicchiere di whiskey alla chiusura del bar dietro casa.
Per coloro che annegano nelle lacrime di un amante.
Per coloro che annaffiano amorevolmente una pianta, una qualsiasi.
Per coloro che si odiano.
Per coloro che perdonano.
Per coloro che non si perdonano.
Per coloro che non sanno cosa dire.
Per coloro che parlano troppo.
Per coloro che si perdono.
Per coloro che amano il mare di notte.
Per coloro che Ti-Proteggo-io.
Per coloro che hanno la corazza ma non si vede.
Per coloro che sono assonnati, che dormono, che non dormono mai, che la giornata inizia il pomeriggio, che ridono per un pigiama o per una buffa parola dialettale, che piangono per la fine di un film o per una canzone, che sognano sempre, che si alzano presto, che sanno sempre esattamente cosa fare, che non sanno mai come comportarsi, che arrosiscono a un complimento, che mangiano la pizza con le mani e sputano i noccioli delle olive abilmente, che si leccano le dita, che cucinano, che mettono troppo peperoncino, che sbagliano, che si ubriacano, che digiunano senza religioni.
A questa gente, io ora, dedicherei una canzone.
Trouble, dei Coldplay.
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