24 febbraio 2010

Quando piove è perchè poi esce sempre il sole

Forse è quest'aria di primavera che mi fa essere così. Mi fa stare in silenzio anche quando avrei parlato. Come se la mia anima, quando viene accarezzata da quest'aria qui, iniziasse a spalancare finestre e chiudere le porte, come se avesse il bisogno di svuotarsi, come un armadio a cui fare pulizie. E questo, non so bene perchè, mi fa sempre un po' male. Mi rende irrequieta. Come una catena della bici che fa rumore. Cammina, corre, frena, ma fa un rumore che non capisci perchè. Forse quel test junghiano c'aveva preso sul serio, forse mi è davvero difficile cambiare perchè tutto sommato mi sta bene la routine. E per me, quest'aria qui, porta sempre qualcosa di nuovo. Porta una nuova stagione, una stagione che mai come quest'anno ho aspettato così tanto, nonostante la neve, nonostante il golf a collo alto di lana. Poi non porta mai niente di nuovo e mi va bene lo stesso, ma è questa sensazione. Una fottuta sensazione. Quel qualcosa che non sai, come quando non sai se hai fame e non sai se vuoi un dolce o un salato. Quella cosa sottile come una macchia su un piumone, che non ci fai caso ma c'è.
Poi allora arriva la notte, mi viene voglia di fumare con la finestra spalancata, mi dico in totale sincerità se c'è davvero qualcosa che non va in me, nella mia vita, nel mio mondo. E mi dico che no, non c'è proprio nulla che non va.

Domani esco, perchè ho bisogno di fare fotografie, ho bisogno di sentire quest'aria e dire che no, io non ho paura. Domani esco e prendo un Martini ghiacciato. Esco e mi fumo una sigaretta sdraiata su un prato. Domani esco e mi ricorderò di essere felice. Perchè a volte mi sfugge.
Ecco, per l'appunto si è appena messo a piovere. Piove sempre prima del sole.
E anche solo questo, mi rende più serena.

16 febbraio 2010

Stane, strane sensazioni si diffondono dentro me. Strane e devastanti. Non riesco a spiegarle nè a capirle.

Sento l'aria di primavera, allora immagino il sole e il cielo azzurro e poi vedo che piove. E mi sembra una presa per il culo. E mi sembra che non è tutto vero ciò che guardiamo, che tutto sommato il sole basta tenerlo dentro e sticazzi che piove. Però poi ti bagni e allora cerchi riparo e trovi la tua anima che non è da strizzare come il tuo cervello. E' asciutta e calda. E forse anche felice.
Quindi continui a guardare la pioggia che imperterrita cade e tutto sommato nemmeno ti importa se non hai l'ombrello.



Il segreto è non pensarci.

14 gennaio 2010

Vorrei una nuova agenda. Una con l'immagine di un quadro o di un disegno o una fotografia che sia davvero bella. Piccola. E magari con un elastico.


Mi sto affezionando a dei fogliettini che sto attaccando al muro. Tipo post-it ma non sono colorati. Mi ricordano parole lette e ascoltate. E quello dove ho scritto "La felicità non è una meta ma uno stile di vita. Il tuo unico dovere è salvare i tuoi sogni." l'ho piegato accuratamente, sorriso, gli ho creduto e l'ho messo nella custodia della fotocamera, perchè si sa, è l'unica cosa che mi porto sempre dietro.

31 dicembre 2009

Un anno in meno


28 dicembre 2009

Maledetti pandori.

Sono sicura che la mia massa dia un contributo non indifferente nella determinazione del centro di massa del sistema terra-luna.
Se metto su altri kg potrei io stessa dare luogo a delle maree mentre mi sposto sulla superficie terrestre.
Certo, sarebbe fantastico avere una mia atmosfera e una velocità di fuga come quella di giove, trattenere attorno a me oggetti, persone e magari cani, tutti festosamente orbitanti.
Purtroppo però entrare nei pantaloni risiede ancora fra le mie priorità, per colpa della società che ci ingabbia.
Un giorno sovvertiremo il Sistema.
Fino ad allora, dieta.


Da domani, però.

25 dicembre 2009

Tutti questi "felice Natale" mi hanno fatto la macumba

"Felice ho imparato quest'estate a non dirlo più.
Che sono felice.
Felice è una roba da americani m'ha detto uno che conosco.
Me lo diceva in un momento in cui io gli dicevo che ero felice.
Che la felicità è una roba da americani.
Ed io lì per lì mi ero sentita stupida ad aver usato quella parola e invece aveva ragione.
Nel momento in cui io gli dicevo che ero felice non lo ero veramente.
Ero drogata.
Di emozioni. Di adrenalina. Di impegni. Di persone. Di amicizie. Di una vita diversa dalla mia.
Di lui.
Avevo un bel momento e lo scambiavo per felicità."



Ok.
Questo Natale ormai è andato un po' così. Un po' alla cazzo, diciamocelo. Diciamo che ci sono stati natali migliori.

Poi però torno a casa vedo la mia vera famiglia. Quella vera, quella che li guardo negli occhi e sono dentro di me.
Sento mia madre che canta mentre si veste e mentre cammina con i tacchi perchè sta uscendo. Che mi fa vedere le ultime cose che ha comprato, che ha cambiato, che mi racconta le cose che ha visto, le cose che vorrebbe vedere, che vuole sapere dei prof, che mi chiede la terza declinazione di latino, che mi chiede anche se sa. Mio padre che parla, che mi chiede se credo in Dio, che mi fa leggere le cose sul restauro, che mi chiede delle foto e mi dice che una le è piaciuta particolarmente. Mio fratello, che sembriamo due scemi ogni volta. Che non cresciamo mai. Che ha fretta di andare in camera dopo pranzo e un po' mi spiace perchè quando torno vorrei stare con tutti e 3, ma poi mi accorgo che anche io spesso ho fretta.
Ecco, io in questi momenti qui, sto bene.


Nonostante ho mal di pancia.

23 dicembre 2009

"Il tempo sembra passare. Il mondo accade, gli attimi si svolgono,
e tu ti fermi a guardare un ragno attaccato alla ragnatela.
C'è una luce nitida, un senso di cose delineate con precisione, strisce di
lucentezza liquida sulla baia.
In una giornata chiara e luminosa dopo un temporale,
quando la più piccola delle foglie cadute è trafitta di consapevolezza,
tu sai con maggiore sicurezza chi sei.
Nel rumore del vento tra i pini, il mondo viene alla luce, in modo irreversibile,
e il ragno resta attaccato alla ragnatela agitata dal vento."


La casa affianco hanno finito di costruirla. Ho pensato fossero stati velocissimi nell'ultimarla. Poi guardo il calendario. E capisco che ero io che non tornavo da tanto, qui.
Camera mia, è quasi sempre la stessa. Ordinata, perchè non la vivo più. E con foto che ritraggono visi di cui nemmeno ricordo il nome, tra un po'. Cassetti che non aprirò. Altri che forse spulcerò.

Linda che mi saluta, che con i guanti non può abbracciarmi e se li toglie, con le mani umidicce e un po' rugose, che mi fa i complimenti, che mi dice di essere ordinata, che ha questo tono di voce altissimo e che va a finire i suoi doveri.
Mia madre e mio padre, che fanno domande sulla casa, su Firenze, sull'accademia, su di me. Che mi fanno trovare sempre tutto perfettamente pronto.
Mio fratello, che sembriamo ancora due bambini, peraltro idioti.
Il giro di chiamate, sì sono arrivata, stasera Martini, ho smesso di fumare, domani caffè, pizza e film in mansarda da me.

Casa.

Guardo il cielo. Dalla mia camera si vede così bene. E si vedono anche i nanetti da giardino, che odio. E non c'è il prato ma solo qualche palma guardando giù in giardino.

Mi giro di scatto, cerco le mie foto, le mie pareti, il mio disordine. Penso al corridoio di casaBorgia, stretto che in due non si passa, quella cucina bianca che sembra un altro corridoio che in dieci non c'è spazio.
Non fare la spesa. E se arriva una bolletta non devo andare a pagarla.

Maledette sensazioni. Sono come una scossa di assestamento.
La mia casa non è più questa.
O forse lo è da sempre.

Intanto vedo la data del ritorno.