16 giugno 2009

Oggi sono felice perchè esiste la Felicità.

Ma qualcuno ha mai fatto caso che quando succede qualcosa che rende veramente felici -ma di quella felicità che senti il cuore che pare balli una samba, quella felicità che il sorriso occupa i 3/4 del viso, quella felicità che è come quando è mattina e apri la finestra e fuori c'è il sole e l'aria è delicatamente fresca- apriamo un pò di più gli occhi?
Provateci.
Pensate a una sorpresa. A un regalo. Pensate a un dono improvviso. A un desiderio avverato quando non te l'aspettavi. A un fiore che cresce. A un piatto di cannelloni. A qualunque cosa insomma, meglio se inattesa, che vi rende felici, anzi, Felici.
Fateci caso.
Il respiro si ferma un istante. E gli occhi si aprono un pò di più.
Io credo che il motivo è chiaro e semplice. Ci ho pensato poco fa.

E' come se volessimo far entrare il più profondamente possibile questa sensazione. Per sentirla dentro, farla attaccare all'ego più intimo, così da sapere che c'è stata, anche quando sparirà. Perchè più la riponiamo bene, più la nascondiamo nel cantuccio dell'anima, più sarà preziosa. Come quando respiriamo.
Più il respiro è profondo, più ci accorgiamo che siamo alla perenne ricerca dell'aria giusta e magari l'abbiamo trovata ed è già attaccata dentro, un pò ai polmoni, un pò nel sangue.
E secondo me, la Felicità è una delle cose più belle e importanti.
Più della luna.

E vorrei tanto che ognuno, oggi o domani o sempre o per sempre, ci faccia caso, che ci provaste. Che provaste a esser Felici dentro, basta anche solo un pò.
E noterete che aprite un pò di più gli occhi.






Ok, smetto di passare le notti in bianco.

10 giugno 2009

Trouble

Per coloro che si fanno tante domande senza trovare una risposta.
Per coloro che escono quando fuori c'è il sole e si sentono soli anche in mezzo la gente.
Per coloro che guardano la luna e cercano le stelle.
Per coloro che sono incazzati.
Per coloro che vengono giudicati per quello che non sono.
Per coloro che dovrebbero studiare e si ritrovano a parlare dei propri sogni fumando una sigaretta tra zanzare e Bacardi.
Per coloro che è vero che a volte gli amori fanno dei giri immensi e poi ritornano.
Per coloro che devono restituire cd e lettere di un amore ormai finito da tanto tempo.
Per coloro che hanno tutte le risposte ma non sanno la domanda giusta, perchè a volte, non è la soluzione che spaventa, ma il problema.
Per coloro che stanno nel letto con chi amano.
Per coloro che stanno nel letto con chi non amano.
Per coloro che amano.
Per coloro che piangono in silenzio.
Per coloro che scappano da se stessi e prendono aerei senza biglietto.
Per coloro che ridono senza un perchè.
Per coloro che hanno urlato la propria dignità.
Per coloro che l'hanno persa.
Per coloro che la perdono ogni notte.
Per coloro che hanno un figlio e non arrivano alla fine del mese.
Per coloro che hanno tutto e sono tristi.
Per coloro che annegano nell'ennesimo bicchiere di whiskey alla chiusura del bar dietro casa.
Per coloro che annegano nelle lacrime di un amante.
Per coloro che annaffiano amorevolmente una pianta, una qualsiasi.
Per coloro che si odiano.
Per coloro che perdonano.
Per coloro che non si perdonano.
Per coloro che non sanno cosa dire.
Per coloro che parlano troppo.
Per coloro che si perdono.
Per coloro che amano il mare di notte.
Per coloro che Ti-Proteggo-io.
Per coloro che hanno la corazza ma non si vede.
Per coloro che sono assonnati, che dormono, che non dormono mai, che la giornata inizia il pomeriggio, che ridono per un pigiama o per una buffa parola dialettale, che piangono per la fine di un film o per una canzone, che sognano sempre, che si alzano presto, che sanno sempre esattamente cosa fare, che non sanno mai come comportarsi, che arrosiscono a un complimento, che mangiano la pizza con le mani e sputano i noccioli delle olive abilmente, che si leccano le dita, che cucinano, che mettono troppo peperoncino, che sbagliano, che si ubriacano, che digiunano senza religioni.
A questa gente, io ora, dedicherei una canzone.

Trouble, dei Coldplay.

31 maggio 2009

Mi contatta un vecchio e caro amico su emmesseenne.
Ultimamente, forse dal post-Aquila, abbiamo diviso tanti Martini e Mojito, diverse vodke e birre.Tra una sigaretta e una chiacchiera.
Gli voglio bene.
Mi dice, a un certo punto:" Ma hai saputo?"
Io:"Cosa?"
Lui:"Eh...di G."
Io:"No, cosa?"
Lui:"Lunedì la mamma ha avuto un incidente in macchina."
Io:"Cavolo"
Lui:"E ora non c'è più."
Io:"...Merda."

E allora, ovvio che abbandono quelle stramaledettissime palline di pongo e lo snervante stop motion per sputare due parole.
Che non vorrei dirne nemmeno una.

Sì, perchè a me ste cose fanno rabbia.
A me fa rabbia se, sul colpo, da un momento all'altro, non rivedrò più qualcuno a cui voglio bene.
Perchè non è giusto.
Cioè, non dico che bisogna fare che, tipo, uno riceve una lettera dove c'è scritto "Ciao, sono Dio o uno che ne fa le veci. Senti, va bene se il giorno tot vieni via con me? facciamo alle ore tot? Tieniti pronto eh, non mi va che facciamo tardi" e, la lettera, arriva, chessò, un paio di settimane prima così uno ha tempo di fare tutto e salutare tutti. No. Però cavolo.
'Ste cose distruggono.
Muore un pò di te quando muore qualcuno a cui vuoi bene.
E...E boh.
Sono confusa.

Perchè si volerà pure in cielo, poi. Si diventerà pure angeli. Ci si reincarnerà pure. Qualunque cosa.
Ma, io da un momento all'altro non posso più abbracciare qualcuno. E allora sticazzi.
Allora se mi chiedo "Dove sei" io so solo rispondermi "Non più qui".
E... Fa male.

Proprio qualche notte fa ero lì a ripensare a chi ho voluto bene senza mai dirlo ai diretti interessati.
E proprio questa notte starò a vedere un'altra notte che scende. E a quanto la vita sia estremamente brava a strapparti via chi ami senza alcun preavviso.

E domani a Giovi dirò che sì, lei starà sempre con lui e lui la vedrà e sentirà ovunque ma...vaffanculo.
Vorrei dire qualcosa di utile e magari anche straziante ma...No, non mi viene niente.
Mi dispiace.

29 maggio 2009

Dove vanno le cose che perdi?

"Mi sembra che al mondo, esistano tante storie sospese...
E che si perdono per strada."
Italo Calvino
Per un attimo ho pensato che fossero lacrime quelle che cadevano dal cielo, stasera.
Poi ho ripensato a oggi e ho capito che era pioggia vera.
Perchè le lacrime sono già scese, tempo fa. E non si disperdono su un cuscino da veramente tanto tempo ormai. Quando ero troppo felice. Quando ero troppo triste. Lontana. Malinconica. Orgogliosa. Fiera. E ora no, non c'è motivo che scorrano. Nemmeno se fosse nuvoloso.
Mi sono svegliata relativamente presto. C'era il sole. C'era il vento. Come al solito il rimmel ha coperto una notte meno insonne del solito.
Sono arrivata a lezione tardi perchè non mi andava di correre. Non questa volta.
Il mio professore ha gli occhi chiari che col sole sembrano di vetro. Mi piace che abbia riso per la mia buffa e azzardata parodia su Shakespeare. Ha un bel modo di ridere. Le rughe che raccontano e testimoniano i suoi tanti anni, raddoppiano intorno gli occhi e arrossisce leggermente. La sua voce mi ricorda di viaggi invernali. Di quando le 17 era già quasi buio e usciva il fumo dalla bocca per il freddo. Mi ricorda di momenti lontani. Di notti antiche che forse non si ripeteranno più. Mi ricorda le meravigliosi notti trascorse su un soppalco. I pomeriggi bagnati su un divano. Rubrik e la sigaretta alla finestra. China Martini e 4 salti in padella. E la voglia di non staccarsi mai che ancora conservo gelosamente e che ancora possiedo.
Oggi ho deciso che mi laureo con lui, probabilmente.
Sono poi stata, praticamente tutto il giorno, con un'amica che parla come il Vernacoliere a volte, deh. Mi è simpatica da sempre anche se non ricordo come l'ho conosciuta. Ha una casa da sogno. E due tette enormi che invidio. Mi piace perchè mi racconta di tutto. Mi racconta il suo passato. Come se mi conoscesse da sempre ma non ci fossimo viste per anni. Come se avessi perso le puntate della sua giovinezza.
Abbiamo fatto merenda e s'è aggiunto anche il padre. E pensavo al mio. Al mio che non c'è. Che quando faccio qualcosa penso "Ora glielo mando via mail" quando vorrei che fosse nella stanza accanto, a volte.
L'indipendenza allontana a volte. E i sogni rendono soli, spesso.
Da domani iniziano giorni intensi. Ho deciso così.
Ho voglia di correre. No, non per scappare, non stavolta. Solo correre.
E vorrei andare. Andare e rubare pezzi di anime. Rubare sguardi e sorrisi. Rubare la leggerezza e l'incoscenza. Rubare quella spensieratezza che sto perdendo. Rubare la voglia di andare ad una festa nonostante devo studiare giorno e notte, che non ho. Rubare ciò che potrei perdere, che ho perso, che sto perdendo. Rubare i miei passati 19 anni, che ora già mi ritrovo a dire:"Io alla tua età..". Rubare ancora una volta quelle parole arrivate troppo tardi. Rubare quell'ultimo saluto che era un lamento, su un letto straziante. Rubare quello stupido:"Ciao" detto per strada prima che morisse e che ora è una delle cose più importante che ricordi. Rubare ancora la sua maglia "Mi piace-La vuoi?-Maddai mi andrà grande-Te la porto domani lavata-Vabè mica puzzi-Eh saprà di erba e sigarette-Allora me la porti domani-E' tua"e ritrovarla, perchè ce l'ho ancora da qualche parte ma ho rimosso dove l'abbia messa. Stupidamente. Come se ci fosse bisogno di una maglia, poi, per ricordarsi qualcuno che è andato via per sempre. Rubare la follia di cambiare da un momento all'altro; cambiare capelli e città, così, nel giro di 4 ore.
Vorrei rubare ciò che non ho.
No.
Non posso comprarla.
Ciò che vorrei veramente, un prezzo, davvero non ce l'ha. E se ce l'avesse, sarebbe troppo costoso, anche per Bill Gates.

7 maggio 2009

Tristezza di un Clown


Tristezza di una maschera.

Lo lessi tempo fa quel libro. Mi ricordo che era mi era piaciuto. E che subito dopo lessi Chiedi alla Polvere che mi piacque mille volte di più.


Il giovedì è un giorno che qui a Firenze mi piace tanto.

Perchè la settimana non è appena iniziata e non è ancora finita. Perchè mi piace la lezione di Storia dell'Arte. Perchè mi piace passare sotto i portici di P.zza della Repubblica e vedere il mercatino dei fiori. Tanti fiori e piante. Tra colori e boccioli. Perchè sono tanti giovedì che ormai c'è un caldo sole anche alle 9 del mattino.


Ma.

C'era un mimo che si truccava.Lento.Un fiore ai suoi piedi.Tanta di quella cipria che poteva incolpare quella polvere per gli occhi lucidi. Quella polvere da geisha senza kimono.

Occhi lontani. Più lontani del pavimento su cui si posavano.E con un rossetto, rosso, rosso come la rabbia, rosso come Venere, rosso come Otello, rosso come il sole al tramonto,rosso come il sangue, rosso come la passione, rosso come la carne.Un rosso così. E si disegnava un sorriso.

E mi sembrava una lama sottile quel pennello con cui, con una maestria e precisione impressionante, avrebbe recitato la sua parte, anche oggi.Una lama che tagliava un pò il cuore e non si sarebbe capito dove iniziava un rosso e finiva l'altro.


Poi m'ha guardato.

Uno sguardo di chi è stato scoperto.Di chi ti chiede di non dirlo a nessuno.Di chi vorrebbe dirti di andartene via.Di chi avrebbe avuto scie nere sulle gote da un momento all'altro.



Per me, non c'è cosa più struggente di un mimo triste.


Domani vorrei vedere come sta.

Anche se so che non lo troverò.

Aveva lo sguardo deciso, insicuro e malinconico di una partenza senza ritorno.
Il disegno è mio, ma non l'ho inventato. Ma la foto originale era veramente somigliante a lui. L'ho disegnato perchè stasera volevo ricordarmi di quanto un sorriso disegnato non significhi esser felici.
E lui non lo sa, ma io gli ho visto scendere quella lacrima prima che nascesse.

28 aprile 2009

Un prato di stelle

"Buonanotte piccola figlia della luna.
Chissà se anche tu,come diceva Shakespeare,
quando ti avvicini troppo alla terra fai impazzire tutti."
(Giovi,in un sms)
Ho comprato un fiore.
Di lana cotta.
Una margheritina.
Ce l'ho ancora tra i capelli ed è come esser innocente e graziosa.Come quando da piccole ci mettevano le ciligie sulle orecchie come fossero orecchini.Queste cose così.Un pò per esser di nuovo bambina.Un pò per sorridere ancora di più.Se fosse mai possibile sorridere ancora di più,oggi.
Poi pioveva.
E quella margheritina rendeva tutto più primavera.
E poi ho preso quattro ciondolini.
Sono stelle.Piccole piccole.Ma sapessi come brillano quando le guardo.Come sono calde.
E io le stelle, le porto sempre con me.Dentro.
Le porterò in un tatuaggio.Le porto al braccio.
E mi ci perdo dentro.Cucinando pasta alle verdure.Anche.