25 dicembre 2009

Tutti questi "felice Natale" mi hanno fatto la macumba

"Felice ho imparato quest'estate a non dirlo più.
Che sono felice.
Felice è una roba da americani m'ha detto uno che conosco.
Me lo diceva in un momento in cui io gli dicevo che ero felice.
Che la felicità è una roba da americani.
Ed io lì per lì mi ero sentita stupida ad aver usato quella parola e invece aveva ragione.
Nel momento in cui io gli dicevo che ero felice non lo ero veramente.
Ero drogata.
Di emozioni. Di adrenalina. Di impegni. Di persone. Di amicizie. Di una vita diversa dalla mia.
Di lui.
Avevo un bel momento e lo scambiavo per felicità."



Ok.
Questo Natale ormai è andato un po' così. Un po' alla cazzo, diciamocelo. Diciamo che ci sono stati natali migliori.

Poi però torno a casa vedo la mia vera famiglia. Quella vera, quella che li guardo negli occhi e sono dentro di me.
Sento mia madre che canta mentre si veste e mentre cammina con i tacchi perchè sta uscendo. Che mi fa vedere le ultime cose che ha comprato, che ha cambiato, che mi racconta le cose che ha visto, le cose che vorrebbe vedere, che vuole sapere dei prof, che mi chiede la terza declinazione di latino, che mi chiede anche se sa. Mio padre che parla, che mi chiede se credo in Dio, che mi fa leggere le cose sul restauro, che mi chiede delle foto e mi dice che una le è piaciuta particolarmente. Mio fratello, che sembriamo due scemi ogni volta. Che non cresciamo mai. Che ha fretta di andare in camera dopo pranzo e un po' mi spiace perchè quando torno vorrei stare con tutti e 3, ma poi mi accorgo che anche io spesso ho fretta.
Ecco, io in questi momenti qui, sto bene.


Nonostante ho mal di pancia.